Lezione 1

La Strada e i Cinque Ostaccoli

Gli esercizi di base: meditazione seduta e camminata

Per la meditazione seduta è necessario scegliere una posizione che sia confortevole e che possa essere mantenuta per un po’. Ci si siede assumendo una postura eretta, dignitosa, ma allo stesso tempo rilassata: una posizione di rilassamento attivo. Per prima cosa, è necessario controllare che la spina dorsale sia posizionata in maniera retta. Successivamente si chiudono gli occhi. Poi si porta l’attenzione al respiro, in modo specifico al salire e scendere dell’addome durante la respirazione. Si respira normalmente, preferibilmente senza interferire con il flusso naturale della respirazione. Se il respiro è lungo, se ne può prendere consapevolezza osservandolo direttamente. Lo stesso vale se il respiro è corto, fluido, oppure leggermente tremante. Se a volte non possiamo fare a meno di dirigere l’andamento della respirazione, allora possiamo prendere consapevolezza anche di questo.

Per aiutare la concentrazione sul respiro possiamo utilizzare la tecnica di denominazione: a mente, si pronunciano le parole ‘salire’ …, ‘scendere’ ….. , ‘salire’ …, ‘scendere’ …..; ciò va fatto in modo continuo per tutta la durata della meditazione, pronunciando le parole al momento giusto (ovvero sincronizzando la parola all’atto, ovvero la parola “salire” all’inspirazione, e la parola “scendere” all’espirazione). La denominazione impedisce che la mente divaghi. Ma se, tuttavia, la mente divaga comunque, non appena ciò viene notato, a mente si dice: ‘pensare’, ‘pensare’. E, successivamente, si ritorna all’esercizio di base di osservazione del respiro concentrandosi sull’addome. Solitamente questo deve essere ripetuto molte volte prima che la concentrazione abbia luogo in modo stabile.

L’altro esercizio di base è la meditazione camminata. Si comincia con lo stare in piedi: ‘stare in piedi’, ‘stare in piedi’, ‘stare in piedi’. Si può notare la differenza dello stato mentale nella posizione in piedi, la temperatura del pavimento, la sua durezza, eccetera. Dopo di che, camminando, facendo piccoli passi, si dice: ‘destra’ e ‘sinistra’, sempre in modo sincronizzato all’atto. Il punto è che la nostra attenzione deve essere centrata sul movimento di ogni piede. Dopo ogni passo, si tengono entrambi i piedi per terra. Si concede una breve pausa: ‘riposo’, ‘riposo’.

Per aiutare ancora di più la concentrazione, si può concordare con se stessi di non pensare durante l’esecuzione dei passi e di permettere ai pensieri di avere luogo solo quando si è a riposo con entrambi i piedi sul pavimento. Prima di muovere un piede, si dovrebbe essere sicuri di prestare attenzione. E’ possibile allontanare i pensieri rimanendo focalizzati sulle sensazioni del piede, in modo rilassato. Anche se ci si dimentica di prestare attenzione al piede, non c’è nulla di sbagliato: si nota ‘pensare’, ‘pensare’. In questo modo si avvicina l’obiettivo dell’essere consapevole in ogni momento, senza bisogno di un’alta forma di concentrazione.

Può inoltre capitare che la mente sia distratta da uno dei cinque ostacoli: il desiderio, l’avversione, la sonnolenza, l’agitazione, e il dubbio. Non c’è bisogno di disperare: ci si accorge semplicemente di ciò utilizzando la corretta denominazione: ‘desiderio’, ‘avversione’, ‘sonnolenza’, ‘irrequietezza’, o ‘dubbio’. Per i primi due, è importante esercitarsi a non entrare nel merito dell’oggetto del desiderio o dell’avversione. Per prima cosa si spingono via dolcemente il desiderio e il suo oggetto. Se questo non dovesse funzionare, allora il compito si trasforma: il desiderio diviene oggetto di meditazione. Ciò consiste nell’affermare ‘Oh, desiderio; desiderio’, o, se c’è avversione, ‘Oh, avversione; avversione.’. Si cerca di fare questo in modo equanime. Come un marinaio che conosce il mare e che continua a navigare, anche se ci sono onde così grandi che lo bagnano. Nel modo più tranquillo possibile. Nel caso si diventi irrequieti, e cioè non sia possibile essere equanimi, allora è possibile nominare questo stato come ‘inquietudine’, o ‘agitazione’. Questo è, ancora una volta, un atto di consapevolezza che crea, possibilmente, distanza tra noi e il condizionamento. Il dubbio è un ostacolo che può essere superato attraverso la pratica di meditazione in gruppo: ciò fa sì che ci si senta incoraggiati dagli altri. Si può anche trarre ispirazione da insegnanti o libri che descrivono il metodo.

A volte la disciplina ci richiede di agire come segue: ‘Non mi piace affatto fare questo, ma lo sto facendo.’ Presto potremmo fare una scoperta perspicace. Allora la disciplina noiosa si trasforma in disciplina gioiosa.

Quando la concentrazione è sufficiente, si può passare dalla denominazione all’’osservazione‘. Nell’applicazione di questo metodo si osserva solo ciò che accade (come il ‘salire’ nella respirazione), ma senza bisogno di linguaggio, che è sempre solo un’approssimazione della consapevolezza. L’osservazione è una forma più raffinata di consapevolezza, possibile solo dopo che una certa concentrazione si è sviluppata. A sua volta può rafforzare la concentrazione. Tuttavia, nelle fasi successive potremmo avere bisogno di tornare alla denominazione.

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